I mammiferi delle Alpi

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Difficoltà: media
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Introduzione

L'ecosistema delle Alpi comprende circa 80 specie di mammiferi. Alcuni sono veri e propri simboli della montagna, come gli stambecchi. Altre, quali i pipistrelli, popolano habitat più vasti. Nel novero troviamo anche specie purtroppo a rischio di estinzione. L'ermellino, ad esempio, risente del riscaldamento globale, essendo un animale adattato al freddo. Per questo la sua presenza fra i mammiferi delle Alpi si va rarefacendo. Infine, la categoria include animaletti di piccole dimensioni come il topo selvatico alpino, una "specialità" locale. E che dire della tenera marmotta? Anche lei sulle Alpi è letteralmente di casa. Nel gruppo quindi si trovano animali autoctoni, cioè originari di questa catena montuosa, e altri che hanno colonizzato zone più vaste. Ora vedremo assieme quali sono i rappresentanti autoctoni principali fra i mammiferi delle Alpi.

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Stambecco

Il nome scientifico dello stambecco delle Alpi è Capra ibex. La sua caratteristica saliente sono le corna, nodose e pesanti fino a 15 kg. La loro forma ricurva ricorda quella di una scimitarra. E dire che la sua stazza non è notevole: misura circa un metro e mezzo di lunghezza per un metro di altezza. Gli zoccoli, larghi e con la superficie inferiore elastica, gli consentono salti acrobatici sulle rocce e sui pendii ripidi. Nella neve fresca invece lo stambecco è molto meno a suo agio. Il pelo che lo ricopre è foltissimo d'inverno, d'estate però si alleggerisce. I maschi risultano provvisti di una sorta di barba. Se oggi questo animale si trova ancora fra i mammiferi delle Alpi lo dobbiamo ad attente opere di ripopolamento iniziate nel XIX secolo. All'epoca lo stambecco sopravviveva soltanto nella regione del Gran Paradiso. Oggi invece si trova in aree molto più vaste, che includono le Alpi italiane, svizzere, austriache. Il suo habitat naturale è al di sopra delle aree boschive, nei prati ad alta quota. D'inverno però scende facilmente nei boschi, per trovare vegetazione sotto alla neve. Il cardine della sua dieta infatti è l'erba. A prima vista, la Capra ibex può sembrare lenta, quasi torpida, salvo poi prodursi in scatti tanto agili quanto repentini.

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Topo selvatico

Dal 1952 i mammiferi delle Alpi hanno un nuovo membro. Si tratta dell'Apodemus alpicola, cugino del topo di campagna. In quell'anno questo piccolo roditore ha guadagnato, finalmente, l'onore di specie autoctona delle Alpi. Prima di allora, l'A. Alpicola si classificava come un Apodemus flavicollis o selvatycus. La cosa non risulta poi strana, se si pensa che fra gli Apodemus c'è una grande variabilità somatica. Significa che gli esemplari all'interno di una razza hanno un aspetto nettamente distinguibile. Un po' quello che avviene fra gli esseri umani, insomma. Contrariamente alla maggior parte del parentado, questo topo è un solitario. È grande e grosso, perlomeno in rapporto alla sua categoria. Non è raro trovare esemplari che pesano anche più di 50 grammi. Dotato di una folta pelliccia, la caratteristica che permette di riconoscerlo è una curiosa macchia arancione sul petto. Il lato dorsale e quello ventrale hanno colori ben distinti: grigio-dorato il primo e bianco-giallo il secondo. Delle sue abitudini non si conosce molto, comunque si ritrova fra i 550 e i 2000 metri di altitudine. Pare che preferisca la sicurezza dei cespugli ai prati aperti, ma senza disdegnare le case isolate.

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Camoscio

Fra i mammiferi delle Alpi, il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) risulta uno dei più affascinanti. Questo animale della famiglia dei Bovidi ha un'agilità portentosa. Per lui i ripidi pendii del suo habitat naturale non presentano la minima difficoltà. Nemmeno la neve gli crea problemi. Il merito di tutto questo va agli zoccoli e al sistema cardiocircolatorio. Gli zoccoli hanno una parte esterna rigida ed affilata che facilita la salita sulle pareti scoscese. La parte interna invece, morbida e ampia, rappresenta un adattamento ai terreni innevati. Il cuore del camoscio alpino è, letteralmente, un gran cuore. Di grosse dimensioni e pareti spesse, mantiene senza problemi una frequenza cardiaca di 200 battiti al minuto. Il sangue presenta un'alta concentrazione di globuli rossi, fra gli 11 e i 13 milioni. Per dare un'idea, l'uomo ne ha circa la metà. Grazie a queste caratteristiche, le salite impervie per lui sono passeggiate tranquille. Il suo habitat va dai 1000 ai 2500 metri di altitudine, ma non è inconsueto trovarlo ad altezze ben maggiori. Di aspetto assomiglia vagamente alle capre, anche per le dimensioni. Misura 1,1-1,4 m di lunghezza e 70-80 cm di altezza. Può vivere fino ai 25 anni, ma di solito muore prima. Questo accade, predatori a parte, principalmente a causa dell'usura progressiva dei denti. Il camoscio alpino quindi muore di fame nel vero senso della parola. Il folto mantello è più scuro d'inverno, per assorbire i raggi solari. D'estate invece diventa più chiaro e leggero.

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Marmotta

La simpaticissima marmotta delle Alpi (Marmota marmota) è un roditore dalla coda lunga e folta e il corpo grigio abbastanza tozzo. Pesa in media 5-7 kg e misura circa 70 cm. La marmotta è un animale sociale: vive in tane collettive dove si trovano esemplari adulti e in crescita. Le abitudini sociali sono molto evolute. Per difendersi dai predatori le marmotte si avvisano l'un l'altra quando avvistano un pericolo. Aggressori nei paraggi permettendo, le marmotte amano stare al sole in compagnia. La caratteristica per cui sono celebri è il loro letargo. Può durare anche 6 mesi, e lo trascorrono in tane profonde mantenendosi a una temperatura inferiori ai 5 gradi.

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Ermellino

Nell'elenco dei mammiferi delle Alpi forse il più bello è proprio lui, il candido ermellino (Mustela erminea). Il suo fascino purtroppo non è una benedizione. In passato infatti l'ermellino ha rischiato l'estinzione per via della caccia intensiva. La sua pelliccia, poverino, era simbolo di nobiltà... Oggi, scampato il pericolo, questo mustelide vive in varie regioni del mondo. In Italia però è presente soltanto nell'arco alpino fra i 1000 e i 3000 m. Dicevamo della sua pelliccia candida: tale colore è tipico della stagione invernale. Serve all'ermellino per confondersi meglio nell'ambiente circostante. Fatto curioso, la punta della coda rimane nera. D'estate la pelliccia si scurisce nella zona dorsale, diventando bruno-rossiccia. L'ermellino è piccolo, misurando di media, nel maschio, 40 cm. Il peso raramente supera i 500 gr. Il dismorfismo sessuale (ossia la differenza fra i 2 sessi) appare notevole: lui pesa circa il doppio di lei. La dieta è carnivora. Le esigue dimensioni non sono un ostacolo nel procacciarsi il cibo. L'agilità, i riflessi e il coraggio dell'ermellino sono davvero notevoli. La tecnica di caccia prevede un'aggressione fulminea con un morso letale alla nuca. L'ermellino attacca senza problemi prede molto più grosse. La ragione della sua ferocia risiede nel suo metabolismo molto elevato, che lo costringe a cibarsi frequentemente. Agile com'è, si rivela un abile nuotatore e un eccellente arrampicatore.

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