Come allevare i parrocchetti

Tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

La schiusa delle uova e la nascita dei piccoli sono il momento più bello e più emozionante che la passione per i pappagalli possa dare. Per la loro riproduzione e per il loro allevamento occorre tenere conto di alcuni accorgimenti, sia in tema di alimentazione sia in tema di salute e prevenzione, ponendo altrettanta cura al loro alloggiamento. Queste sono alcune linee guida su come allevare parrocchetti in generale.

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Occorrente

  • Gabbia o voliera, posatoi, mangiatoia e abbeveratoio, osso di seppia e blocchetto sali minerali, frutta e verdura, miscela di semi, nido, pastoncino
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-ALLOGGI E ACCESSORI
Gli alloggi devono essere comodi e razionali per gli animali che li abitano e facili da gestire per l'allevatore. Innanzitutto le gabbie devono essere proporzionate alla taglia degli uccelli che ospiteranno e con rete a prova delle loro beccate. Per i parrocchetti di medio-piccola taglia le gabbie migliori sono quelle con maglia robusta di 10 mm. Le gabbie zincate sono ottime, l'unico difetto è che invecchiando nel tempo si sono verificati alcuni casi di intossicazione da zinco. Bisogna comunque evitare con gabbie di questo tipo, anche se appena comprate, di evitare di mettere frutta tra le sbarre perché, il pappagallo, l'acidità della frutta scioglie residui di zinco che con il tempo può accumularsi nell'organismo e risultare tossico e letale. La gabbia più razionale è a forma di parallelepipedo e deve avere un'estensione orizzontale anzichè verticale in modo tale che tutto lo spazio interno sia utilizzabile dagli uccelli, soprattutto per il volo. Importante è il cassetto estraibile per facilitare la pulizia e mantenere l'igiene del fondo della gabbia. I posatoi devono essere comodi, non devono creare problemi alla zampa del pennuto e devono permettergli una buona presa. Perfetti sono quelli di plastica rigata, circolari, con un diametro tale che le dita possano stringerli bene senza che quelle rivolte in avanti vadano a toccare quelle rivolte all'indietro. Sono anche indicati, più per le voliere, rami di acacia e salice che i pappagalli amano rosicchiare e strappare la corteccia per imbottire il nido. Altre piante ben accette sono ulivo, pioppo e faggio. Attenzione: albicocco, pesco, susino e altri sono estremamente tossici. Essendo animali molto curiosi ed esploratori non devono mancare giochini di materiale come legno o corda, non dannosi. Altra cosa importante, che può essere considerata anche come passatempo, è l'osso di seppia e ciuffi di erbe prative come tarassaco o centocchio bianco. Le mangiatoie e gli abbeveratoi devono rispondere a tre requisiti fondamentali: essere facili da spostare per l'allevatore, contenere cibo e acqua in modo che gli uccelli non possano imbrattarli con le feci, essere realizzati con materiale facile da pulire. Esistono diversi tipi e modelli, sta a voi scegliere il più adatto al vostro tipo di pennuto, in base soprattutto al suo becco, più sarà grande più dovranno esserlo gli accessi ad acqua e cibo. L'importante è comunque che rispettino i tre requisiti. L'acqua va cambiata giornalmente per evitare che si formino batteri e alghe. Altro accessorio importante, soprattutto in estate e in riproduzione, è la vaschetta del bagnetto. In estate per rinfrescarsi e in riproduzione per inumidire le uova da parte della femmina cosicché possa facilitare la schiusa in un ambiente poco umido.

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-L'ALIMENTAZIONE
Una corretta alimentazione, con alla base alimenti sani, completi e nutrienti è non solo alla base della salute e della longevità del pappagallo ma anche alla base dei successi in allevamento. L'alimentazione in natura è molto diversa da quella che si può offrire in cattività e sarebbe impossibile e pericoloso cercare di riprodurre le situazioni naturali. La dieta tradizionale in cattività si basa su un buon miscuglio di semi secchi integrato con altri alimenti che vadano a completare ed arricchire quest'ultima. Infatti una dieta di soli semi a lungo andare può dare luogo a malnutrizione o obesità. Vegetali e frutta fresca sono necessari ad una vita sana per il loro apporto di vitamine e sali minerali. La cicoria, il finocchio, lo spinacio e la carota non hanno alcuna controindicazione. La lattuga e la mela va data con parsimonia e fuori dal periodo produttivo, perché molto lassativa. L'arancio e il mandarino può essere dato con tutta la buccia, sempre a pezzi non intero, non in grandi quantità e senza semi. La buccia dell'anguria è molto rinfrescante. Fichi aperti a metà sono un ottimo alimento. Anche le ciliegie sono gradite, ma senza noccio, perché contiene sostanze tossiche. Attenzione: l'avocado è altamente tossico e mortale per tutti gli uccelli. Sono di buon gradimento anche erbe prative come il tarassaco, il centocchio bianco e le spighe di panico. I pastoncini sono un'altra indispensabile integrazione che non deve mancare. Sono spesso impiegati nei periodi riproduttivi quando occorre che l'alimentazione abbia anche un buon tenore proteico. Una buona miscela di legumi e creali cotti rappresenta un alimento migliore risposto alle miscele di semi, ma consigliabile solo agli esperti. Un'altra integrazione fondamentale è il blocchetto di da sali minerali e l'osso di seppia.

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-RIPRODUZIONE
La riproduzione è il periodo che impegna maggiormente gli animali, sia dal punto di vista fisico, sia per quanto riguarda lo stress emotivo. In questa fase l'allevatore deve essere molto attento e vigile per controllare che tutto vada bene. Bisogna perciò mettere in riproduzione solo soggetti sani, in forma e sessualmente maturi. Se la coppia si trova in armonia e l'alimentazione è corretta si può fornire loro il nido. Un buon nido è quello che permette alla coppia di muoversi comodamente al suo interno ma al tempo stesso non troppo grande da non poter essere scaldato dal calore generato dai genitori. Per i parrocchetti di poccola taglia va bene un nido di dimensioni 20 x 25 x 25h cm e con un foro di entrata da 5 cm di diametro posto su un lato. Il nido deve essere imbottito con rametti e quant'altro. Per la maggior parte delle specie la cova è condotta esclusivamente dalla femmina, mentre per esempio nella Calopsite maschio e femmina si alternano tra il giorno e la notte. Il maschio, che passa maggior parte del tempo fuori dl nido, si occupa di imbeccare la femmina. Normalmente la cova inizia con la deposizione del secondo uovo. Questo periodo per la femmina è particolarmente faticoso sia fisicamente che psicologicamente, esce poco dal nido, solo per fare i bisogni corporali e fare un bagnetto. La cova ha durata diversa a seconda della specie, ma anche all'intensità di cova di ogni femmina. Per assicurarsi che le uova siano feconde al nono giorno si può provvedere alla ''speratura''. Se la cova procede senza intoppi la schiusa avviene in genere con i primi due pulli che nascono a poche ore uno dall'altro, mentre gli altri nascono con un intervallo in media di 15 ore uno dall'altro. I piccoli presentano gli occhi chiusi e un leggero piumino, bianco, giallo o rosato a seconda della specie. Lo sforzo che il piccolo compie per uscire dall'uovo è titanico. Infatti con la punta di diamante posta sul rostro del ramo superiore del becco buca la membrana della camera d'aria e successivamente attacca il guscio segandolo per tutta la sua circonferenza. Con una distensione del collo si separa dal pezzo di guscio che fungeva da cappello, e si libera della parte di uovo cui resta attaccato con un sottile filamento. È raro che la madre intervenga, perciò spetta all'allevatore ogni tanto controllare e intervenire se ci sono problemi. Alla schiusa i pulli sono inetti, cioè sono inermi con occhi e orecchie chiuse e dipendono assolutamente dai genitori. Per i primo giorni essi forniranno ai pulli il ''latte di pappagallo'' che consiste in una sostanza nutriente e altamente digeribile, ricca di anticorpi e importante per il futuro sviluppo. I piccoli dapprima apriranno gli occhi, poi ci sarà la comparsa di piumino, successivamente iniziano a comparire penne remiganti e timoniere fino al piumaggio completo e al giorno in cui usciranno dal nido. Lo svezzamento dei giovani pappagalli varia a seconda della specie, va dalle 3-4 settimane degli Ondulati alle 20-25 delle Ara.

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