Tutto sul ramarro

Tramite: O2O
Difficoltà: facile
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Introduzione

Il ramarro è un rettile appartenente alla famiglia delle Lacertidae. In natura se ne distinguono due specie: quella orientale e quella occidentale. Naturalmente, se avete un forte interesse nei confronti di questo specifico animale, dovrete anche conoscere tutto ciò che lo riguarda nei minimi dettagli. Di certo, l'opzione più utile risulta essere esattamente quella di rivolgersi ad un veterinario professionista, il quale vi saprà sicuramente spiegare tutte le informazioni utili e necessarie su questo animale. Se però non volete rivolgervi ad un professionista, potrete scoprire da soli quante più informazioni possibili sul ramarro, effettuando semplicemente delle accurate ricerche online e prestando attenzione a quanto scritto nella guida. A questo punto, non vi rimane che continuare a leggere le informazioni riportate nei successivi passi di questa guida per apprendere tutto sul ramarro.

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Occorrente

  • Ramarro
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L'alimentazione

Il ramarro si nutre di insetti, ma anche topi ragni e gechi. Come i serpenti è capace di inghiottire le sue prede intere grazie alla particolare conformazione delle mandibole che, essendo collegate al cranio da una doppia articolazione, gli permettono di aprire la bocca oltre i normali limiti. È molto rapido nei movimenti e riesce a scappare con grande velocità al primo avviso di pericolo. Maschi e femmine si distinguono sia per il colore che per la taglia: i primi possono raggiungere una lunghezza di quaranta centimetri e hanno la schiena verde brillante ed il ventre giallo; le femmine invece hanno il capo più piccolo ed una coda meno ampia alla base.

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La riproduzione

Questo animale è estremamente territoriale e combatte tenacemente sia per conquistare la femmina che per stabilire il possesso di determinate zone. Gli scontri sono molto duri: gli animali si afferrano per le mandibole e mollano la presa solo quando uno dei due si arrende, muovendo le zampe anteriori in segno di sottomissione. Anche l'accoppiamento avviene con una certa violenza: il maschio morde la femmina sui fianchi con una tale forza che talvolta arriva persino a ferirla. Le uova vengono deposte due volte all'anno in una buca profonda circa venti centimetri, e subito abbandonate. Tre mesi dopo avviene la schiusa ed i piccoli diventano autosufficienti.

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L'habitat

Il ramarro di solito vive tra l'erba, in mezzo ai sassi e lungo torrenti e fiumi; può comunque essere facilmente avvistato aggrappato alla corteccia di un albero. Il periodo di maggiore attività va da marzo a novembre ed entra in letargo in inverno, rifugiandosi spesso nelle tane vuote dei roditori. I nemici principali dei ramarri sono rapaci, serpenti e anche mammiferi onnivori, tuttavia la sua leggendaria combattività gli permette in parecchi casi di avere salva la vita anche contro attacchi di animali pericolosi come gli scorpioni, dei quali è particolarmente ghiotto.

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L'autotomia

Con il termine di autotomia, s'intende la capacità organica di diversi animali, ciò nello specifico è molto comune soprattutto negli echinodermi (stelle marine) o nei lacertidi come il ramarro, di crescere parti amputate del corpo in tempi anche piuttosto rapidi. Il fenomeno dell'autotomia è inteso come auto mutilazione consapevole, una strategia di difesa importante che il ramarro concede soprattutto alla coda, una vera attrattiva per i predatori. Nel caso di cattura infatti il ramarro provoca il distacco della coda ed in questo modo offre al predatore uno stato confusionale, momenti preziosi durante i quali fuggire velocemente. La coda infatti continua a muoversi, a serpeggiare veloce attirando l'attenzione del predatore che ne focalizza la possibilità di cattura facile, comunque lo disorienta consentendo al ramarro, così avviene in molte altre specie di lucertole, di abbandonare la zona del pericolo, ricercando la propria confort zone, la tana o un rifugio momentaneo.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Se avvistate un ramarro nei campi e volete scattare una fotografia di successo immobilizzatevi e lentamente regolate l'obbiettivo. Poi avvicinatevi cauti: il ramarro vi avverte ma vi concederà, se userete precauzioni silenziose, di arrivare sino a pochi metri, momento in cui, ancora cautamente, potrete inginocchiarvi e regolare la fotocamera pronta ad immortalare una foto naturalistica di grande bellezza.
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